|
. .Public Policy Workshop . . |
|||||||||
| CITTA' IN CERCA DI ECONOMIE, ECONOMIE IN CERCA DI CITTA'
Intervento di Antonio G. Calafati alla 5a Giornata dell'Economia ...... 10 maggio 2007 - Camera di Commercio di Venezia . Le città europee sono ritornate ad essere agenti economici che agiscono in modo strategico. La loro capacità di auto-eco-organizzazione non è determinata soltanto da meccanismi di aggiustamento naturali, ma anche da politiche pubbliche che provano ad adeguare la struttura socio-economica della città ai caratteri dell’ambiente esterno. Alcune città si sono trasformate in sistemi intelligenti che agiscono strategicamente già da molto tempo. Barcellona, ad esempio, ha fatto diventare la sua traiettoria di sviluppo urbano oggetto di politiche pubbliche dall’inizio degli anni Ottanta. Altre città hanno seguito la stessa strada negli anni successivi. Provare, consapevolmente, a riconfigurare la propria economia concesso che, data la distribuzione degli strumenti di politica economica prevalente in un dato momento storico, il governo locale abbia gli strumenti per farlo può diventare necessario per le città sotto la spinta di fattori specifici e contingenti. All’inizio degli anni Novanta, ad esempio, come conseguenza della riunificazione tedesca, le città della Germania orientale hanno visto le loro economie disintegrarsi in pochi mesi e la riconfigurazione delle loro strutture economiche è diventata un problema fondamentale delle politiche regionali. La riunificazione tedesca ha sconvolto l’economia di molte città europee, ma si è trattato, comunque, di una trasformazione che ci appare come delimitata e occasionale. Una situazione, inoltre, speciale per il ruolo che il governo nazionale ha svolto nell’accompagnare la transizione con investimenti pubblici, incentivi e misure redistributive. Ci sono esempi di città europee che negli ultimi decenni hanno attraversato una fase di rapida trasformazione della loro struttura economica. Ma sembravano essere casi isolati; conseguenza, appunto, di fattori specifici e occasionali. Casi ricorrenti ma isolati: difficoltà di alcuni settori economici che, caratterizzando l’economia di una città, si ripercuotevano sull’economia della città stessa o, semplicemente, una one-factory-city che entrava in crisi insieme alla sua factory. Dalla metà degli anni Novanta da quando è iniziato il processo di internazionalizzazione radicale dell’economia europea le città europee (o territori) che hanno visto la loro economia entrare rapidamente in una difficile fase di transizione sono state sempre più numerose. E oggi gran parte di esse sembrano essere diventate città globalizzate: sembrano costrette a trovare una nuova posizione nella divisione internazionale del lavoro. Il fenomeno della de-industrializzazione, che sembrava essere la causa più ricorrente delle crisi urbane negli anni Ottanta, si manifestava con parsimonia nello spazio europeo e sembrava riguardare aree limitate che, appunto, l’Unione Europea de-limitava. Dalla seconda metà degli anni Novanta, la de-localizzazione industriale è diventata un fenomeno che sembra manifestarsi in ogni città, qualsiasi sia la sua dimensione. Tutte le città europee sono oggi in cerca di economie ad eccezione di quelle (e ce ne sono) che hanno anticipato il cambiamento, adeguando per tempo la loro struttura alle nuove forme della competitività internazionale. Tranne quelle che sono sempre state città globali, la gran parte delle città europee sono oggi in cerca di economie con qualche apprensione, perché si avverte che l’adeguamento della struttura economica deve avvenire rapidamente e che, inoltre, deve avvenire in un contesto di competizione tra città. Solo limitatamente possono contare su uno Stato nazionale che, cercando l’equità territoriale, coordina e sostiene le trasformazioni economiche delle città. Il nuovo paradigma è la “competitività territoriale”, e le città hanno, in effetti, nuovi strumenti di politica economica e l’autonomia per progettare e attuare politiche pubbliche che massimizzino la loro funzione di preferenza sociale. I “piani strategici delle città”, nonostante gli esiti spesso incerti, sono diventati la manifestazione di questa rinascita delle città come soggetti di regolazione economica, di questa ri-occupazione dello spazio delle politiche pubbliche da parte delle città che oggi osserviamo. Esse non si limitano più a regolare la loro traiettoria di sviluppo spaziale che per almeno un secolo è stato il loro principale campo di intervento. Ora perseguono un obiettivo più generale, quello di regolare la propria traiettoria di sviluppo economico. Le città sono in cerca di altre economie rispetto a quelle che hanno perché una parte delle loro economie sta migrando o sembra sul punto di migrare o semplicemente di dissolversi. Oppure, sono in cerca di economie che generano più reddito per unità di lavoro, che hanno un impatto ambientale più basso, esternalità positive più elevate. Sono in cerca di economie come reazione a un dis-equilibrio che si sta manifestando ma anche per anticipare un dis-equilibrio che potrebbe manifestarsi in futuro. Oppure, sono in cerca di economie per migliorare la loro posizione in termini di benessere persino quando hanno un livello di benessere già elevato se giudicato in termini comparati. |
|||||||||
|
. Indice . 1. Città in cerca di economie in Europa 2. L'internazionalizzazione radicale dell'economia europea 3. Le città e le loro economie 4. Dis-integrazione verticale e le strategie di internazionalizzazione delle imprese 5. Economie in cerca di città 6. Ci sono città in Italia? 7. Una rivoluzione territoriale 8. Il Veneto come paradigma 9. Dai territori alle città 10. Riflessioni conclusive |
|||||||||
| scarica il pdf (480KB) ..>> | |||||||||
| @ Copyright by Public Policy Workshop. Tutti i diritti sono riservati | |||||||||