| La questione urbana in Italia
di Antonio G. Calafati
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In Italia esiste una «questione urbana» che si dovrebbe affrontare con urgenza perché è una delle principali ragioni del declino economico del Paese. Negli anni Cinquanta è iniziato un profondo cambiamento una «rivoluzione» dell’organizzazione territoriale della società italiana. Lo straordinario processo di concentrazione delle attività antropiche che ha accompagnato la crescita economica ha condotto alla formazione di sistemi urbani nei quali le città storiche si sono dissolte. I nuovi sistemi urbani intercomunali e dispersi della città hanno sia la dimensione spaziale che quella relazionale, ma della città non hanno il carattere costitutivo, l’identità politica.
L’Italia non ha più città in senso proprio, ma sistemi urbani senza un principio ordinatore; sistemi che possiamo chiamare città in nuce volendo sottolineare il carattere momentaneo della loro incompletezza, la direzione della loro transizione strutturale; il fatto che ci sono ancora il tempo, le risorse, la possibilità e il desiderio sociale di un progetto per la città. In Italia si sarebbe dovuto adeguare da tempo il sistema politico locale alla nuova organizzazione spaziale e relazionale emersa con la «rivoluzione territoriale»; si sarebbero dovuti trasformare i nuovi sistemi urbani formatisi per «coalescenza territoriale» in unità di auto-regolazione.
L’internazionalizzazione dell’economia europea, con i suoi cambiamenti tecnologici e culturali, ha fatto diventare la «questione urbana» un tema decisivo per lo sviluppo economico dell’Italia. Rendendo mobile la produzione ogni tipo di produzione , l’internazionalizzazione ha reso instabile l’economia di ogni città: e le città sono oggi in «cerca di economie», così come le «economie sono in cerca di città».
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