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....La città in nuce di 'Civitanova Marche'

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1. Introduzione
2. Una città dispersa
3. La città come fatto relazionale
4. Traiettoria di crescita economica
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I comuni della città in nuce di 'Civitanova Marche'

1. Introduzione

La città in nuce di ‘Civitanova Marche’ è il caso più interessante ed evidente di coalescenza territoriale tra quelli avvenuti nella Provincia di Macerata. A partire da un insieme di insediamenti contigui di diverso rango si è formata una città dispersa di circa 137.000 abitanti con una economia dominata dal settore calzaturiero. Il sistema di insediamenti che hanno dato luogo alla città di ‘Civitanova Marche’ è localizzato nella Bassa Valle del Chienti (Regione Marche) e comprende un territorio di 328 kmq appartenente a 10 Comuni che ricadono nelle Province di Macerata e di Ascoli Piceno.

Nel caso di ‘Civitanova Marche’ l’integrazione sociale e spaziale non è stata soltanto l’effetto di un cambiamento nella metrica dei processi economici ma anche la conseguenza di un consistente aumento della densità dell’attività antropica in generale alla scala dell’intero territorio. L’area considerata ha avuto un aumento demografico consistente. Negli ultimi cinquanta anni, la sua popolazione è più che raddoppiata e anche la crescita occupazionale è stata consistente. L’occupazione totale è salita da 31.000 addetti circa nel 1951 a 61.000 addetti circa nel 2001. L’incremento di elementi fondo che sostengono la crescita del processo di consumo e di produzione verificatosi in questa area è avvenuto soprattutto verso l’interno, determinando un consistente aumento della densità delle maglie territoriali.

Se si esamina l’evoluzione della organizzazione territoriale di questi centri, ciò che si osserva è una sequenza di decisioni individuali – e solo in parte collettive – che conducono ad una progressiva integrazione territoriale. All’interno dei confini virtuali di questa area aumenta la densità degli elementi fondo e  si ri-localizzano le funzioni terziarie secondo una gerarchia spaziale che via via assume  la “nuova città” come lo sfondo territoriale pertinente. I luoghi centrali dell’insediamento urbano di Civitanova Marche diventano i “luoghi centrali” dell’intera città in nuce – e molte attività economiche convergono verso una scala coerente con il nuovo sistema locale.

In generale, il territorio del Comune di Civitanova Marche si rimodella e articola per diventare il centro di questa città in nuce, assorbendo gran parte del settore terziario e declassando i luoghi centrali delle altre città. I nuclei storici dei centri minori limitrofi perdono gran parte delle attività industriali e terziarie – che scivolano lungo l’asse centrale della municipalità virtuale (insieme ad una parte della popolazione) – e diventano tendenzialmente luoghi della residenza.

I confini di questo sistema locale sono tuttavia solo relativamente stabili. Da una parte, date la configurazione morfologica del territorio e la dinamicità dei sistemi locali limitrofi, le parti esterne del sistema sono soggette alla forza di attrazione di altri centri di gravitazione che negli anni Ottanta iniziano ad assumere una forza relativa. Dall’altra, politiche pubbliche incerte costruiscono creodi che incanalano l’evoluzione dell’organizzazione territoriale in una direzione diversa da quella che conduce alla stabilizzazione della gerarchia spaziale contenuta in nuce nella municipalità virtuale. Ciò si verifica soprattutto nel confine meridionale del sistema, nel quale l’espansione crea un potenziale di integrazione con il contiguo sistema locale Fermo-Porto San Giorgio. A livello locale – in particolare nel caso di aree con economie dinamiche –, le politiche pubbliche hanno una profonda incidenza sull’organizzazione spaziale del processo economico.

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2. Una città dispersa

Come in tutti i casi simili nelle Marche, il sistema locale di ‘Civitanova Marche’ è una città dispersa, nata per coalescenza territoriale e non per espansione continua a partire da un nucleo urbano. È una città con una estensione spaziale limitata misurata, ovviamente, con la metrica degli spostamenti in auto – e contrassegnata dalla presenza al suo interno di vuoti agricoli (spazi discontinui destinati a diverse forme di agricoltura).

La nuova città si è organizzata intorno a due assi gravitazionali principali che si intersecano in corrispondenza del nucleo urbano di Portocivitanova, il “centro” del nuovo sistema urbano. Tali assi si sono sviluppati in corrispondenza del sistema infrastrutturale di base della città, la cui localizzazione è stata fortemente influenzata dalla geografia dell’area. Entrambi gli assi ospitano le funzioni intorno alle quali si organizza la città e sono oggi un continuum urbano, segmentato in termini politico-amministrativi in più comuni contigui. Lungo questi assi o a poca distanza da essi è oggi localizzata gran parte della popolazione e delle attività produttive manifatturiere e commerciali.

Un asse gravitazionale si sviluppa per circa 15 km lungo la fascia costiera e contiene gli agglomerati urbani di Porto Potenza Picena, Portocivitanova e Porto S. Elpidio. Tale asse corre parallelamente alle maggiori arterie di comunicazione ( la Statale 16, l’autostrada A14, la linea ferroviaria adriatica).

L’altro asse gravitazionale corre lungo la Bassa Valle del Chienti e si estende per circa 12 km in direzione est-ovest, cioè dalla costa verso l’interno. Anche in questo caso, lo sviluppo è avvenuto parallelamente e in posizione contigua ad importanti arterie di comunicazione (la strada provinciale maceratese, la superstrada e la linea ferroviaria Civitanova Marche-Albacina). Negli anni Ottanta, lungo questo asse si è formato il principale luogo centrale della città in nuce che si trova in posizione baricentrica rispetto al nuovo sistema urbano. A partire da insediamenti industriali già esistenti, in esso si sono localizzate anche funzioni terziarie e residenziali. Questo fenomeno ha avuto effetti particolarmente negativi per i centri storici collinari, poiché hanno subito un processo di de-localizzazione delle pertinenti funzioni terziarie e residenziali dal centro storico alle relative ‘periferie’ che ha innescato in essi dinamiche di declino economico e sociale.

I processi di crescita insediativa avvenuti nel territorio del sistema locale di ’Civitanova Marche’ hanno dato alla nuova città una forma più equilibrata. Lo sviluppo dell’insediamento di Porto Potenza Picena – parte nord della città – ha completato il disegno della nuova città lungo la costa e ha permesso di rafforzare la connessione con il suo entroterra nord. L’espansione, invece, di Trodica, Borgo Stazione, Santa Maria Apparente, Casette d’Ete, situati lungo la Valle del Chienti, ha completato il disegno della città nella sua struttura interna, infittendone la trama e creando nuove relazioni tra gli insediamenti sparsi. Si è determinato un nuovo assetto di gravitazione dell’interazione sociale che si colloca, appunto, al centro del territorio della nuova città. Qui si è localizzata gran parte delle sue attività produttive manifatturiere e commerciali. Oltre agli insediamenti specificatamente residenziali – i nuclei indicati in precedenza –, lungo la Valle del Chienti si sono localizzate le principali zone industriali di gran parte dei comuni della città e i nuovi mercati centrali alla scala della nuova città.

Se si guarda alla organizzazione spaziale della città di ‘Civitanova Marche’, emerge che l’organizzazione tipica di una città, scomparsa alla scala dei singoli comuni, riappare, oggi, alla scala territoriale della nuova città

La campagna urbana
Distanze tra i centri urbani della città in nuce - km
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3. La città come fatto relazionale

Il sistema locale di ‘Civitanova Marche’ – che da almeno due decenni ha uno spiccato carattere urbano -  si è formato attraverso l’operare di due fattori. Innanzitutto, a partire dagli anni Cinquanta nel territorio del sistema locale di ‘Civitanova Marche’ – così come in gran parte del territorio italiano – si è manifestato il processo di modernizzazione della società e dell’economia. Si sono diffusi nuovi modelli di consumo e nuove professioni, sono nati mercati più articolati dei beni e servizi. Ciò ha stimolato negli individui una maggiore propensione a ricercare nel territorio – e oltre i confini comunali diventati poco significativi – nuove opportunità di scambio di forza lavoro, di beni di consumo e di beni intermedi, di servizi privati e pubblici.

Il secondo fattore alla base della formazione del sistema locale di ’Civitanova Marche’ è stato l’aumento della mobilità determinato dalla motorizzazione. Iniziato in concomitanza con il processo di modernizzazione sociale ed economica – ma anche come conseguenza di tale processo –, esso ha svolto un importante ruolo nella costruzione delle nuove città. Dal punto di vista delle relazioni fra individui – e degli scambi economici –  la diffusione dell’auto ha infatti reso possibile la mobilità necessaria agli individui per ampliare il loro areale e organizzare su un territorio più ampio il loro processo economico. La distanza tra i comuni della Basse valle del Chienti, che poi hanno formato la nuova città di Civitanova Marche, prima “elevata” è diventata con la motorizzazione della società locale prossimità, misurabile in “pochi minuti”. Ciò ha immediatamente legato il territorio.

Se si esamina come il territorio di ‘Civitanova Marche’ si è organizzato nel corso degli anni, si osserva che gli individui nel decidere, ad esempio, dove insediare le attività economiche, dove abitare o fare gli acquisti hanno da un certo momento in poi assunto la nuova città come contesto territoriale delle loro scelte. Ciò ha condotto ad una progressiva integrazione territoriale che oggi è così elevata da far sì che negli ultimi due decenni la nuova città abbia assunto una propria identità urbana e venga riconosciuta come una unità nelle strategie di investimento oltre che nelle pratiche quotidiane di socializzazione e di scambio. Sono, infatti, le logiche territoriali della nuova città a influenzare la fruizione del territorio in termini di posizione dei luoghi centrali, collocazione delle funzioni terziarie e, in definitiva, in termini di distribuzione spaziale della produzione e dello scambio.

I mercati della nuova città

A partire dagli anni ’80, nel territorio del sistema locale di ‘Civitanova Marche’ è iniziato un processo di concentrazione delle attività terziarie e socio-relazionali in aree che hanno progressivamente assunto il ruolo di nuovi luoghi centrali alla scala della città. Il centro storico di Portocivitanova e la sua area commerciale extra-urbana, situata in prossimità del casello autostradale di Civitanova Marche e dell’intersezione con la superstrada, sono i maggiori poli commerciali della nuova città. Questi ambiti commerciali sono i nuovi “mercati centrali” del nuovo sistema urbano, i luoghi in cui una parte rilevante della collettività dell’intero sistema territoriale si incontra per scambiare beni, servizi, informazione, conoscenza e per socializzare.

Civitanova Marche inizia a svolgere il ruolo di centro sociale, oltre che economico, del nuovo sistema urbano a partire dagli anni Ottanta, quando l’espansione industriale sostanzialmente si arresta e inizia il processo di terziarizzazione. Nell’ambito del nuovo sistema urbano, il terziario ha una distribuzione territoriale molto concentrata, diversamente dal settore manifatturiero che ha un carattere diffuso. Nel solo comune di Civitanova Marche è occupato il 39% degli addetti totali al terziario della città. Vi è stata, infatti, una progressiva convergenza in questo comune di attività di produzione di servizi funzionali alle imprese dell’assetto produttivo del sistema locale sovracomunale.

Parallelamente al processo di concentrazione delle attività di scambio e di ricreazione nei luoghi centrali della città vi è stato un processo di ridefinizione delle gerarchie dei luoghi centrali. Tale processo si è sostanziato in una erosione di attività economiche e sociali che si svolgono nei centri originari, oggi diventati mercati minori. I processi di integrazione spaziale e sociale hanno condotto alla de-strutturazione del sistema dei mercati nel territorio degli altri comuni che formano la città di ‘Civitanova Marche’.

Quando i flussi di domanda si sono indirizzati verso i mercati centrali del nuovo sistema urbano, i mercati locali hanno perso funzioni, varietà e qualità. All’interno del sistema dei mercati locali dei comuni che compongono il sistema locale, le relazioni tra i poli inferiori e i poli gerarchicamente superiori si sono rarefatte, mentre si sono rafforzate e stabilite nuove relazioni dirette tra i mercati interni e i mercati centrali della nuova città. Seguendo un processo degenerativo auto-rafforzante – minore domanda, minore varietà dell’offerta, maggiore apertura ai mercati esterni –, la perdita della funzione commerciale dei mercati locali ha prodotto effetti che hanno innescato processi più o meno intensi di depauperamento economico nel territorio degli altri comuni della città in nuce.

A questo riguardo, particolarmente importante per il territorio di ‘Civitanova Marche’ è il fenomeno della perdita di centralità dei suoi centri storici nella loro funzione di mercati locali. Si pensi, ad esempio, ai centri storici di Potenza Picena, Montecosaro, Morrovalle nella provincia di Macerata o di S. Elpidio a Mare e di Monte Urano in quella di Ascoli Piceno. La crescente attrattività esercitata dai nuovi luoghi centrali che si stavano affermando a livello di sistema integrato ha fatto sì che numerose attività commerciali e ricreative localizzate in questi centri storici si trasferissero nei luoghi centrali della nuova città – oltre al fatto che vi si localizzassero i nuovi investimenti privati. Da luoghi centrali dello scambio e della socializzazione di riferimento delle rispettive collettività locali – ovvero, da poli superiori all’interno della gerarchia del sistema dei mercati del proprio territorio – essi sono diventati dei poli gerarchicamente inferiori all’interno del nuovo sistema dei mercati alla scala della città.

Questo fenomeno ha messo in atto nei centri storici – in alcuni più che in altri – dinamiche di declino economico e sociale, nonché dinamiche di declino della loro qualità ambientale. In effetti, quando un luogo si impoverisce di attività e funzioni e diminuisce il livello della sua fruizione, si riduce la domanda di spazi per attività commerciali e, di conseguenza, diminuisce il valore del capitale edilizio. La perdita di valore immobiliare fa sì che si riducano anche gli investimenti che i privati effettuano per la manutenzione e valorizzazione degli edifici e degli spazi pertinenti. Il deterioramento di edifici e spazi urbani si ripercuote sul contesto urbano nel suo complesso determinando una generale immagine di degrado e di declino.

Il declino dei centri storici del sistema locale di ‘Civitanova Marche’ si configura, quindi, come il punto di arrivo del processo di concentrazione di attività e funzioni nei mercati centrali del sistema locale. In questi ambiti urbani tale processo ha assunto la natura di un “circolo vizioso”, secondo il quale il declino rafforza la tendenza al declino.

Il processo di concentrazione di attività e funzioni nei mercati centrali del sistema locale di ‘Civitanova Marche’ ha influito negativamente anche sullo sviluppo dei mercati locali. Sempre più instabili appaiono, infatti, le reti di negozi di vicinato che si stabiliscono all’interno degli insediamenti minori ma che sono fondamentali affinché i loro abitanti possano soddisfare le esigenze quotidiane rimanendo all’interno di un ambito spaziale circoscritto e vicino ai luoghi della residenza. Anche in questi insediamenti urbani si è sviluppata la tendenza ad “acquistare-altrove” – recandosi, cioè, nei mercati centrali della nuova città – una quota sempre maggiore di beni e servizi fino a che una parte molto limitata della domanda viene soddisfatta a livello locale. L’esito di questo processo è stato la progressiva perdita di funzione dei mercati locali: in mancanza di un adeguato livello della domanda locale, essi hanno perso di varietà e qualità e la diminuzione del grado di varietà dell’offerta ha spinto ulteriormente la collettività locale a ricercare all’esterno i beni e servizi di cui non dispone localmente.

Sprawl urbano e mobilità
L'Area Ceccotti di Civitanova Marche
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4. Traiettoria di crescita economica

Il processo di costruzione della città di ‘Civitanova Marche’ è stato attivato da una crescita economica particolarmente rapida – simile, in molti aspetti, ad altre traiettorie di sistemi urbani industriali di medie dimensioni. Tale crescita è avvenuta nella forma di un forte aumento dell’occupazione industriale e, di conseguenza, dell’occupazione negli altri settori. La crescita economica si è accompagnata ad un aumento della popolazione e del capitale fisico per abitante, determinando le condizioni per il processo di coalescenza spaziale.

Il sistema locale di ‘Civitanova Marche’ presenta le caratteristiche di un “distretto industriale”: un grado di specializzazione manifatturiera che, per sistemi di questa scala, ha pochi paragoni in Italia, reti locali di imprese costruite sui bassi costi di transazione, una struttura produttiva estremamente frammentata che dà luogo ad una elevata dis-integrazione verticale del processo produttivo – numero limitato di imprese leader che delegano fasi del processo produttivo ad un numero molto elevato di imprese conto terziste di piccole e piccolissime dimensioni.

Nel 1951, all’inizio del processo di industrializzazione, esisteva già un nucleo industriale molto significativo sia in termini di addetti che di imprese, il quale ha permesso al sistema locale di recepire immediatamente e in misura significativa gli shock esogeni provenienti dall’espansione dei mercati di sbocco di riferimento (calzature, soprattutto). Il sistema locale di ‘Civitanova Marche’ ha infatti avuto tre decenni di straordinarie prestazioni economiche (1950-1980) – in particolare, gli anni Cinquanta e Sessanta sono stati anni di crescita accelerata come lo sono stati per gli altri poli industriali italiani –, seguiti da due decenni (1980-2000) di profonde trasformazioni strutturali e da una sostanziale stagnazione industriale (senza lo sviluppo di un terziario autonomo).

Evoluziond degli addetti alle manifatture e al settore delle calzature, cuoio, pelli Tassi di crescita dell'occupazione nell'industria e nel settore privato

Il settore manifatturiero si identifica quasi completamente con il settore calzaturiero che costituisce il 76% dell’occupazione manifatturiera complessiva – e il 42% dei suoi addetti totali. In effetti, la città di ‘Civitanova Marche’ ospita gran parte del “distretto calzaturiero delle Marche” – il più grande, in termini di addetti, fra i distretti calzaturieri italiani. Si può affermare che il sistema economico della città sia cresciuto quasi esclusivamente intorno al settore calzaturiero e, quindi, seguendo un modello che può definirsi “orientato alle esportazioni”.

Il livello di attività del settore terziario è direttamente influenzato dalle condizioni del settore manifatturiero che, a sua volta, è dominato dal settore calzaturiero. In definitiva, l’economia della nuova città ha una dipendenza praticamente completa dal settore calzaturiero.

Nell’ultimo decennio si rafforza il processo di terziarizzazione dell’economia della nuova città iniziato negli anni Ottanta, mentre rimane stazionaria l’occupazione industriale. La crescita della base produttiva avviene, infatti, quasi completamente nel settore dei servizi privati. Nel 2001, il 40% della base occupazionale della città è costituito dalle attività terziarie – valore che ancora oggi qualifica comunque la sua economia come la meno terziaria se comparata ai sistemi economici degli altri sistemi locali delle Marche.

Sullo sfondo della profonda crisi del suo settore chiave – il settore calzaturiero – che, a partire dagli anni Ottanta, ha subito un processo di ristrutturazione che ha determinato una riduzione dell’occupazione calzaturiera locale e causato lo scioglimento di parte delle reti locali di imprese, l’economia di ‘Civitanova Marche’ sta attraversando una fase critica. Nell’ultimo decennio ha avuto prestazioni economiche molto basse, sullo sfondo della incapacità dei decisori locali di delineare una strategia collettiva di sviluppo economico.

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